IO SONO LA LOTTA – la natura liquida di Luca Coser

Testo di Tommaso Hoeger

I contorni di una foglia, una geometria ridotta all’essenziale, una vecchia carta geografica, la copertina rigida di un libro, macchie di colore spesse ed uniformi, dai contorni astratti, e dai toni spenti. Luca Coser propone un’arte apparentemente semplice, senza eccessi ne tentativi di stupire, che tuttavia cattura le nostre attenzioni con la sua coltre di enigmi da risolvere.

Con i suoi soggetti difficilmente decifrabili, frutto apparente di una ricerca recondita, privata ed attenta, Luca Coser propone astrattismi molteplici, surreali e melanconici, quasi fossero tesi a richiamare nello spettatore un’esperienza personale vissuta che lo colleghi all’opera.

Le sue composizioni, frutto di una grande interiorizzazione dell’esperienza, si manifestano di fronte a noi come catalizzatori di ricordi, di subconscio; ci invogliano ad essere comprese. Questo è a mio parere il punto di forza più saldo dell’opera di Coser: nonostante l’apparente leggerezza e semplicità del suo lavoro, una volta che l’occhio vi si posa, non riesce più a staccarvisi senza prima aver trovato una chiave di lettura accettabile.

A cosa somiglia? Cosa mi ricorda? Cosa sembra? Ogni senso è teso a cercare di comprendere. L’opera di Coser chiede di essere capita ed interiorizzata da ognuno di noi. Può trattarsi dell’odore di una pianta sentito una volta durante una vacanza, di quella voce nella mente che sorge nei momenti di solitudine, il sapore di un ricordo che credevamo rimosso, nulla è lasciato al caso. Tutto quanto l’operato dell’artista è teso a far lavorare la nostra mente

ad una strenua ricerca di un significato originario, proprio come egli fa quando concepisce una sua opera. Sembra quasi un dono che ci viene fatto, il dono di poter fare nostro qualcosa che prima è stato di un altro, un passaggio di esperienze e di visioni, di mente in mente, perché vengano perpetuate nell’animo umano.

E’ così facendo che dalla ricerca incredibilmente personale e soggettiva, l’opera di Coser sfocia nell’universale, dandoci modo di scavare all’interno della nostra psiche per scoprire che sono proprio i diversi modi di vivere l’esperienza umana ad accomunarci.

Le composizioni partono spesso da un soggetto familiare, come il contorno abbozzato di un volto, la sagoma di un albero, o di un pezzo di mobilio, attorno al quale l’artista poi costruisce la sua visione, sfumando l’aspetto fisico e figurativo in una dimensione altra, mentale ed allusiva.

L’effetto quasi ermetico della sua opera è frutto di un’unione fra la ricerca disparata di soggetti variegati e un approccio quasi impressionistico, nella misura in cui traspare dal suo lavoro che Coser non ritrae la forma e la sostanza delle cose per come le vede, ma per come le avverte.

L’utilizzo di materiali differenti, sovrapposti e stratificati conferisce un allure metafisico ai suoi quadri, facendoli sembrare spesso allegorie dell’esperienza umana nel mondo post-moderno.

La serie “Modi Interiori” si presenta come un complesso manipolo di sinestesie: disegni a lapis incredibilmente dettagliati, posti in

un contesto neutro, accompagnati da illustrazioni più piccole e tendenti al blu, mentre una macchia di colore spesso domina la composizione. Nonostante il palese mistero racchiuso da questi contorni, in qualche modo, tutto torna.

Ed ancora nella serie “Eccesso”, dove con incredibile armonia cromatica, Coser compromette l’integrità di uno spazio astratto con una densa colata di vernice. L’opera diventa un fermo immagine dell’evidente “eccesso” che, lento ma inesorabile, erode tutto ciò che trova.

Ma gli enigmi, sempre nascosti da una fin troppo ovvia semplicità, non sono terminati. In “la metà alta”, per esempio, l’artista sembra ricreare una sorta di tavole di Rorschach, con disegni a metà fra il concreto e l’astratto, e macchie nere che vi si spiegano attorno. Un approccio simile, con l’aggiunta di geometrie policrome, lo troviamo nella serie “Uno di Due” ed il suo gemello “Due di Due. Proprio come le famose tavole dello psichiatra svizzero, l’unica possibilità rimane la libera interpretazione.

In “Io sono la lotta”, dietro ad un impalpabile manto slavato si distingue l’ombra di una sagoma, reminiscenza forse di una qualche forma di subconscio? Nonostante il suo lato criptico, l’opera si distingue per le notevoli dimensioni, attirando così l’attenzione di chiunque intenda apprestarsi a svelarne il segreto celato da una pioggia melanconica.

Il processo creativo attuato da Luca Coser ricorda quasi un Velo di Maya, quella barriera metafisica ed illusoria che Schopenhauer mette tra l’individuo e la realtà, fra l’illusorio ed il vero, e spetta ad ognuno di noi scostarlo, per giungere, ogni volta, agli inspiegabili significati rivelatori della sua opera.