IO SONO LA LOTTA – la natura liquida di Luca Coser

Testo di Tommaso Hoeger

I contorni di una foglia, una geometria ridotta all’essenziale, una vecchia carta geografica, la copertina rigida di un libro, macchie di colore spesse ed uniformi, dai contorni astratti, e dai toni spenti. Luca Coser propone un’arte apparentemente semplice, senza eccessi ne tentativi di stupire, che tuttavia cattura le nostre attenzioni con la sua coltre di enigmi da risolvere.

Con i suoi soggetti difficilmente decifrabili, frutto apparente di una ricerca recondita, privata ed attenta, Luca Coser propone astrattismi molteplici, surreali e melanconici, quasi fossero tesi a richiamare nello spettatore un’esperienza personale vissuta che lo colleghi all’opera.

Le sue composizioni, frutto di una grande interiorizzazione dell’esperienza, si manifestano di fronte a noi come catalizzatori di ricordi, di subconscio; ci invogliano ad essere comprese. Questo è a mio parere il punto di forza più saldo dell’opera di Coser: nonostante l’apparente leggerezza e semplicità del suo lavoro, una volta che l’occhio vi si posa, non riesce più a staccarvisi senza prima aver trovato una chiave di lettura accettabile.

Il processo creativo attuato da Luca Coser ricorda quasi un Velo di Maya, quella barriera metafisica ed illusoria che Schopenhauer mette tra l’individuo e la realtà, fra l’illusorio ed il vero, e spetta ad ognuno di noi scostarlo, per giungere, ogni volta, agli inspiegabili significati rivelatori della sua opera.