Rosita D’Agrosa

Rosita D’Agrosa è una giovane artista campana, originaria della provincia di Salerno. Si diploma all’Accademia di Belle Arti di Firenze, all’indirizzo pittura. Si trasferisce in Spagna per frequentare il corso di pittura murale all’Università di Lleida.

Consegue la laurea specialistica in Arti Visive e Nuovi Linguaggi Espressivi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e nel 2014 frequenta il corso annuale di specializzazione in grafica e stampa d’arte presso la Fondazione Il Bisonte.

Ha partecipato alle mostre Qua e là, curata da Marsha Steinberg, presso la California State University, Firenze, Net Working al Parco della Fontina, Comeana, Carmignano a Prato, alla Collettiva di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Ha preso parte alla realizzazione dell’affresco Le strade del sole, sulle mura del Comune di Campiglia Marittima.

I progetti a cui attualmente lavora nascono dal legame con la tradizione familiare e la professione sartoriale: attraverso l’utilizzo del corredo nuziale, le sue opere sono il frutto di un ragionato studio del corpo femminile e di un’analisi del cambiamento a cui l’essere umano è sottoposto.

Rosita D'Agrosa

MUTATIS MUTANDA
Mutande come pretesto, come oggetto, come provocazione ironica, come emblema femminile, come riflessione intima. Mutanda semplice oggetto di uso quotidiano è emblema della sessualità, oggetto di (auto)celebrazione femminile.
Da “mutare”, le mutande in questo progetto scandiscono i giorni di un periodo prettamente femminile, come rappresentazione metaforica di una scansione temporale dei sette giorni, delle quattro settimane e dei ventotto giorni del ciclo mestruale. Descrivono e ritmano il loro alternarsi giornaliero, mutevole, emblema di una narrazione dello “stato”: mentale, sessuale, sentimentale, psicologico, emotivo… Le mutande si presentano come luogo di azione e di umore di STATI-DIMENSIONI, decontestualizzate dal loro utilizzo giornaliero, diventano strumento poetico di interazione e riflessione.

ASSORBENTI
Sono i vecchi panni di lino o pannolini del corredo nuziale degli anni ’50 della mia famiglia, oramai oggetti sconosciuti, che cambiando funzione diventano la superficie sulla quale vado a depositare attraverso una sorta di vocabolario simbolico le mie intime annotazioni emotive. La scelta di usare gli assorbenti antichi, oggetti pregni di significato, storia e poetica è strettamente legata alla dimensione femminile, come anche il cucito unito alle stampe calcografiche e alla scrittura vogliono dare l’idea di una dimensione sensibile, intima, personale, volta al dialogo con l’Altro

HEARTS
“La forma è il risultato esteriore di un contenuto interiore” V.K.
Sempre sotto forma di annotazioni, in maniera quasi ossessiva è presente una forma, la forma del cuore sintetizzata, ridotta ad una macchia rossa, è oggetto di relazioni, meditazioni, confronti, dialoghi.
CUORE
La “forma” come nella serie HEARTS è quella del cuore rappresentato, idealmente, nel momento in cui si contrae per battere assumendo la forma relativa ad un determinato stato emotivo.