Viviana Valla

I monocromi di Viviana Valla, all’apparenza severamente incasellati in una griglia geometrica precisa e attentamente studiata, celano il caos da cui scaturiscono. Nascondere sotto compositi strati d’interventi materici sembra essere l’intento programmatico perseguito dall’artista, metafora del suo comunicare e raccontarsi al mondo. Negazione e censura, temi portanti della sua opera, sono duplici. Ad essere negata è innanzitutto la parte emotiva, quella intima e strettamente connessa ai fatti personali dell’artista, l’input irrefrenabile che l’ha spinta a ideare l’opera. L’impressione rovesciata sulla tela è immediatamente occultata alla vista, divenendo cosa indecifrabile. Allo stesso modo la parte materica, forgiata sui materiali che fattivamente scandiscono l’opera-oggetto, è tutto un comporsi di stratificazioni articolate su collage cartacei e velature pittoriche date da una tecnica mista di colori acrilici, pastelli, gesso e biro, mezzi che si negano l’un l’altro. I due poli opposti di ordine/disordine qui si affermano e subito si smentiscono a vicenda attraverso una processualità particolare. Questa si traduce in un vero e proprio atto performativo a monte dell’opera finita, la cui superficie è tappezzata da ritagli di carta recuperata dal quotidiano e post it.

L’elemento del post it notes è ricorrente, cifra stilistica dei lavori più recenti di Viviana Valla: simbolo dell’annotazione veloce, vuole essere metafora della comunicazione istantanea. Anni fa l’artista usava interpellarci con brevi frasi leggibili a una distanza molto ravvicinata dentro il magma materico della sua pittura, ma tale sostegno verbale è stato progressivamente soppiantato dal post-it, aprendo a un’evoluzione del tutto minimale dell’opera. Le linee che s’intersecano entro la superficie del quadro continuano a manifestare la volontà di una composizione interna basata su una griglia geometrica. Essa è per lo più sviluppata sul tema del quadrato. Anche in questo caso va tirato in ballo il passato operativo di Viviana Valla, mirante spesso a riconquistare il bianco originario della tela tracciando un ampio quadrato al suo centro, grande traccia rispetto alla quale agire. Oggi quel quadrato permane, lo si ritrova nel formato ridotto più volte ripetuto del post-it.  Di conseguenza la tela ha le sembianze di un lirico gioco di forma e colore, imbastito su geometrie semplici che inseriscono a pieno queste opere nella tradizione della pittura astratta minimale. Sono apparizioni miti, quasi schive, da digerire tramite un’osservazione prolungata e, condizione immancabile, ravvicinata. Lavori che sembra suggeriscano con pochi gesti apparenti un senso profondo seppur frammentato che l’artista ci indica, esercitando una staticità figlia di un continuo tentativo di assestamento emotivo e quindi formale.

Ivana Mazzei