Visita nel respiro dell’altro – testo di Corso Zucconi

La residenza di Entropia, ospitata dalla Galleria Car- taVetra,vede tre artisti dell’associazione Eteroto- pie: Gianluca Braccini, Clau- dia Di Francesco e Jonathan Soliman, immersi nell’e- sperienza di un secon- do periodo di convivenza. Entropia è difatti figlia naturale di “Margine”, la re- sidenza pandemica vissuta nelle stanze dell’albergo Torre Guelfa dal gennaio all’aprile 2021, della quale tre dei sette artisti, uniti da un’intensa empatia intel- lettuale, artistica e umana hanno continuato il percorso ora nella galleria di via Maggio.

Sperimentando le varianti combinatorie della lingua hanno giocato con la costru- zione dei termini: eterotopia, entropia, diversi- tà e disordine, fusione e nuova entità dalle conver- genza delle differenze. La dinamica di questo artificio riassume idealmente le modalità della creazione del gruppo, una riflessione sulle casualità, le volontà e le coin- cidenze tramite le quali la vita si struttura e prende forma. E questo accade anche nel dialogo artistico tra i tre, tre stili diversi che nella quotidianità si attraversano: gradualmente è avvertita una compenetrazione l’uno nell’altra, non nelle singole opere ma nella mostra nel suo insieme.

Il dialogo non è strettamente figurato dentro i peri- metri della tela o della forma, ma è respirato, diffuso, percepito nell’ambiente, è la creazione di un vissuto, di un’atmosfera di convivenza, che solo la compene- trazione reciproca e continua può creare. Si assiste quindi non a un accostamento di opere, ma- gari aventi lo stesso soggetto, ma il cui dialogo stilistico risultata infecondo e forzato, ma ad un’u- nione nella diversità. Anche se agli antipodi dello stile, le opere non sono distanti tra loro, si presentano non come sensibilità di un gruppo ma come momenti di un singolo artista. Qui sta la forza di questa residenza, il suo essere ete- rotopia, visione comune nella diversità, unico corpo che trasuda diverse espressività.

Nata nell’entropia, nel caso, e coltivata nella quotidia- nità della lentezza la familiarità artistica avviene senza accorgersene, è abitudine al corpo, all’odore, alla presenza e all’assenza dell’altro. Accade così che architetture umane con schiene e spalle michelucciane si confrontino con creature pantagrueliche e barocche, deformità arcaiche in- tessino un dialogo muto con la solitudine dell’Italia del dopoguerra, occhi iniettati di amore e misantropia sfumino in strutture di cemento e amianto. Accade così che l’espressione dell’uno attraversi la sensibilità dell’altro, gradualmente, lentamente, pro- fondamente.

  • Giancluca Braccini
  • Claudia di Francesco
  • Jonathan Soliman