LUOGHI DEL PROCEDERE di Rosita D’Agrosa

Testo di Erica Romano

Definibili forse come “notazioni emotive”, le opere di Rosita si dispiegano così allo sguar- do in tutta la loro varietà e bellezza: delicate e suggestive installazioni o fresche rap- presentazioni grafiche e sintetiche, rimandano in chiave simbolica ad un preciso vissuto personale, offerto sotto forma di note e appunti visivi. Frutto dell’invenzione di un nuovo codice di segni, esse sanno tradurre l’intimo sentire, il silenzio della riflessione, la caden- za ritmica delle parole ascoltate che vengono custodite e ruminate. Tali notazioni vivono così nel cammino del tempo, diventando modi per segnare e contrassegnare, strumenti utili ai ricordi per avere accesso ai luoghi della memoria, talvolta solo sbiadita.

Ogni singolo lavoro dell’artista sembra allora emergere dopo un “prolungato indugiare sopra il caso esposto”, parole non mie, ma di Henry James, per esprimere quella pazienza che occorre alla percezione immaginativa di intuire e cogliere, anche solo per un attimo, il procedere delle sue proprie fantasie. Non c’è pertanto motivo di pensare che la produ- zione di D’Agrosa, per essere in sé riconoscibile, debba per forza aderire ad una coerente e omologata apparenza esteriore. Difatti, stavolta qui basta notare un fil … rose – colore prediletto in quanto capace di contenere una singolare alchimia fra rosso e bianco – dal sapore intimo e delicatamente pungente, a sostegno dell’integrità tutta interiore di un la- voro composito ma profondamente ordinato, specchio fedele del processo creativo pro- prio dell’autrice. Si vedano, ad esempio, le Colazioni sull’erba (citazione aulica di Manet che sfidava la sua contemporaneità con sagace intelligenza), in cui ogni parte è assem- blata con eleganza, e sottratta a quelle visioni su cui l’artista ha lungamente indugiato, per poter, infine, essere esposte come “casi” ancora aperti da risolvere, e da completare per chi desiderasse farne parte. Il visitatore si troverà davanti ad un panorama narrativo, fatto di tante storie tessute in una letteratura visiva unica, fatta di tanti corpi al “limi- te”, che sanno invece nascondere dietro questa parola, frequente negli acquerelli Heart project, un misterioso e invincibile potenziale.